Come guardate il vostro prodotto ?

ford

L’organizzazione in linea di una catena di montaggio è oggigiorno ampiamente utilizzata. L’industria automobilistica ce lo ha largamente dimostrato. Eppure altre industrie decisamente più flessibili, data la natura del prodotto, hanno difficoltà o addirittura rifiutano di organizzarsi in questo modo.

Quali vantaggi presenta questa organizzazione? In origine, Ford la immaginò per limitare gli spostamenti degli operatori, ma soprattutto per imporre un ritmo agli operai che erano obbligati a seguire la cadenza del nastro trasportatore, Quello stesso nastro trasportatore testardo che rifiutava di fermarsi salvo durante le pause imposte: un flusso push. Non va bene!

Ma esattamente cosa facciamo organizzandoci così? Ci interessiamo al prodotto. Vogliamo vederlo andare avanti. E andando ancora più in là, come lo ha fatto Toyota, ci interesseremo soprattutto a tutto ciò che impedisce al prodotto di andare avanti al ritmo giusto, quello del cliente. Né più né meno. Finalmente! Possiamo smettere di spingere come forsennati e grazie a una regola molto semplice, gli operatori hanno pure il diritto di stoppare la catena di produzione quando riscontrano un problema: è il flusso tirato (pull).

In questo modo il nostro sguardo più essere più fine, più preciso, per interessarsi all’interfaccia tra gli step di produzione e favorire il dialogo tra gli operatori. Diventa così possibile integrare il controllo qualità a ogni step e capire il problema al momento in cui succede, dove succede, nel suo contesto. Ciao ciao “tempi moderni”, viva il comprendonio!

Immaginate ora tutt’altro contesto. Domenica scorsa rientro a casa dalla mia corsetta con un dolore alla caviglia. Beh, sono abituato, corro sempre con le suolette, ma da un po’ di tempo a questa parte sono molto occupato e mi sono scordato di cambiarle, quindi a quanto pare sono talmente schiacciate che non proteggono più le mie povere caviglie. Siccome sono prudente, faccio comunque un salto dal mio medico di famiglia che in effetti mi trova un pochino ingrassato e non vuole fare la diagnosi prima di avere altri elementi.  Quindi mi prescrive gli esami del sangue di ruotine che serviranno anche al nutrizionista, che mi consiglia caldamente di visitare, e una ricetta per una risonanza alla caviglia. Di ritorno a casa mi lancio in una corsa del tutto diversa: prendere tutti gli appuntamenti del caso! Mi torna in mente la catena di montaggio e mi dico: “ma qui il prodotto sono io!”. MI sposto da uno studio all’altro, prendo appuntamenti, attendo nelle sale d’aspetto come un pezzo disperso in enormi scatoloni.  Per di più, mi fanno tornare al punto di partenza, dal mio medico di famiglia che mi informa che devo vedere un podologo e fare 10 sedute di fisioterapia… e ricominciamo…

Mi scopro a sognare un flusso tirato e m’immagino in una clinica con tutti gli apparecchi e gli specialisti a disposizione. Stavolta, mi sposto di studio in studio, il personale si occupa di me rapidamente, mi informa e gli specialisti si concentrano per darmi un a diagnosi affidabile in tempi record. Ma non è che un sogno…

E nel mondo dell’informatica allora? Beh, è esattamente la stessa cosa!  Siete project leader, avete bisogno di alcuni server per il vostro progetto. Pur facendo la domanda per tempo, i diversi step di ricevimento, assemblaggio, installazione, configurazione, test, connessione alla rete, consegna, e di certo ne dimentico… si svolgeranno esattamente come i miei appuntamenti dagli specialisti o come in alcune aziende, dove le postazioni di montaggio e gli operatori sono messi ai quattro angoli dello stabilimento, alimentati da piccoli carrelli che spostano enormi scatoloni di pezzi meccanici.

Fortunatamente l’informatica moderna ha inventato il virtuale e poi i cloud e adesso la consegna di un server non è più che una questione di minuti.

Allora, come volete guardare il vostro prodotto? Da una linea di produzione dove gli step sono chiari, perfettamente connessi e fluidi? A da team che faranno sapienti calcoli di capacity, che faranno aspettare il prodotto o l’oggetto  del servizio e che soprattutto non riusciranno a collaborare?

Articolo originale di Christophe Berbeyer

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